La mente è un insieme di processi che emerge dall’attività del cervello. Essa non può essere identificata in senso stretto con il cervello, altrimenti la medicina (che studia il cervello) potrebbe sostituire la psicologia e pronunciarsi in tanti settori al di fuori del suo campo d’azione. La medicina, per assurdo, potrebbe dirci come mai due persone si lasciano o stanno insieme, oppure in che modo la conflittualità in un’organizzazione di lavoro può essere convertita in cooperazione, o ancora spiegare perché gli individui di altre etnie ci sembrano tutti uguali.

 

Cosa significa che la mente emerge dall’attività del cervello? Proviamo con un esempio. Immaginiamo che ciascuno di noi, all’interno di un gruppo di lavoro, mandi ai colleghi con cui è in contatto cinque bigliettini con scritte diverse istruzioni da compiere. Ciascuno riceverà, leggerà e attuerà queste istruzioni contemporaneamente. Che cosa potrebbe accadere? Inizialmente si verificherà una gran confusione. Se però l’esperimento viene ripetuto nel tempo per tantissime volte, i processi di invio/lettura/esecuzione diventeranno sempre più articolati e coordinati, senza che intervenga qualcuno a dirigere la situazione dall’esterno. In altre parole, il sistema di cui facciamo parte si organizza e si specializza. Questo è ciò che accade nel nostro cervello: i neuroni inviano messaggi agli altri neuroni, e la mente è il sistema emergente di interazioni che si organizza a partire da questi ripetuti scambi di informazioni.

 

Nel nostro cervello vi sono centinaia di miliardi di neuroni che, istante per istante, fanno quello che noi, nell’esempio sopra citato, cerchiamo di fare in un gruppo ristretto di persone. La mente è l’organizzazione di tutte queste attività, e il suo scopo è quello di mantenere un funzionamento interno continuo e tendenzialmente stabile. Nello stesso tempo, la mente persegue un adattamento con l’ambiente fisico e sociale, cioè con l’enorme quantità di stimoli che investe la mente costringendola a trovare nuove strategie per ridurre la complessità. A sua volta, dalle relazioni interpersonali emerge la persona come soggetto dotato di unitarietà e specificità, ossia dotato di una propria organizzazione di personalità.

 

Tre sono i processi fondamentali con cui si esprime l’attività della mente:

 

  1. Processi emotivi: riguardano tutta la sfera delle emozioni, ossia quei processi che permettono di regolare gli stati mentali in funzione di determinate esigenze.
  2. Processi cognitivi: riguardano l’elaborazione delle informazioni, quindi tutti i processi di pensiero che permettono di valutare la realtà e le sue possibili interrelazioni.
  3. Processi comportamentali: la sfera delle azioni che l’individuo mette in atto in rapporto a determinate motivazioni e in rapporto a specifiche variabili dell’ambiente in cui vive.

Le mente è l’esperienza che una persona ha del proprio cervello e del proprio corpo, quindi di sé all’interno delle possibilità esperienziali offerte dai nostri organi di senso. La mente non può essere distinta dal cervello, ma nello stesso tempo non è determinata univocamente dai processi biochimici. La mente, infatti, in quanto sistema emergente dotato di una propria organizzazione, è in grado di modificare retroattivamente le strutture da cui emerge (i circuiti neurali).

 

La psicologia studia in modi in cui le esperienze soggettive cambiano a seconda delle sfide che l’essere umano deve affrontare:

  1. nell’ambiente circostante (psicologia generale);
  2. nel corso della vita (psicologia dello sviluppo);
  3. nell’interazione con i propri simili in determinati contesti (psicologia sociale).

 

Le altre branche della psicologia studiano invece ambiti ancora più specifici per comprendere come le persone possono migliorare il benessere e la qualità della loro vita.

 

Diego Scarselli

Psicologo clinico – Consulente in ambito giuridico