METODI DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE PARALLELI AL PROCESSO


Nell’ambito della disgregazione della famiglia, è sempre più frequente l’utilizzo di tecniche di risoluzione  delle controversie “ parallele”, ossia di metodi di risoluzione non giudiziale in materia familiare.

Tali tecniche non possono essere qualificate come alternative al giudizio ma prodromiche ad esso; servono infatti alla definizione di un  accordo che dovrà successivamente essere sottoposto al  vaglio del Giudice.

L’ascesa di tali tecniche si può ricondurre ad una pluralità di cause: ne è un esempio l’inadeguatezza del processo civile a gestire i conflitti familiari, non solo in termini di costi e tempi, ma anche a causa del formalismo ed all’antagonismo che lo connotano.

Una delle tecniche che si sta affacciando nella prassi anche in Italia è la  “collaborative divorce”(1) tipica nell’esperienza dei Paesi di common law (sul divorzio collaborativo vedi the collaborative way to divorce, Plume 2006).

Tale tecnica prevede infatti l’intervento di un soggetto terzo (conciliatore), il quale ha la funzione di formulare una proposta in ordine alle diverse e complesse questioni inerenti alla rottura del matrimonio.

Il parere del conciliatore potrà essere liberamente accettato dalle parti.

Se l’esito è positivo, il conciliatore recepisce le condizioni nel testo del ricorso per separazione consensuale o per divorzio su domanda congiunta; viceversa, il parere sarà solamente consegnato alle parti insieme ai documenti acquisiti nel corso della procedura.

Maggiore diffusione invece ha la mediazione familiare (L.28 agosto 1997 n.285; L.5 agosto 2001 n.154); il riferimento più significativo è contenuto nell’art. 155 sexies c.c. (introdotto dalla legge 14 febbraio 2006 n.54in materia di affidamento condiviso) il quale conferisce al Giudice il potere di rinviare, se opportuno, l’adozione dei provvedimenti sull’affidamento dei figli per consentire alle parti di tentare una mediazione con l’ausilio di esperti.

Il mediatore familiare, con una preparazione specifica, si adopera affinché venga elaborato un programma di separazione soddisfacente per i figli e per i genitori.

Il mediatore, non si sostituisce alle parti in conflitto in ordine alla definizione dell’assetto dei rapporti susseguenti alla disgregazione della coppia, ma stimola il dialogo affinché siano le parti stesse ad elaborare in prima persona accordi corrispondenti ai bisogni di tutti i membri della famiglia.

Silvia Prandi – Avvocato comunitario – Mediatore civile