La rimessione del processo consiste nello spostamento del processo da una sede giudiziaria ad un’altra quando fattori esterni, connessi alla particolare situazione ambientale, siano idonei a turbare l’imparzialità dell’intero ufficio giudicante territorialmente competente, a prescindere da situazioni personali che possono riguardare i singoli magistrati che lo rivestono.

La finalità dell’istituto è chiaramente quella di salvaguardare l’imparzialità del giudizio,ma riferita non alle persone fisiche che compongono l’organo giudicante,per le quali provvedono gli istituti dell’astensione e della ricusazione,bensì all’intera sede giudiziaria e a tutti i soggetti del processo.

L’istituto implica una DEROGA al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge, ha carattere eccezionale e le norme che lo regolano devono essere applicate con l’interpretazione restrittiva.

L’attuale disciplina è stata introdotta dalla L. 248/200 (cd. Legge Cirami), che, incidendo sul testo art. 45 c.p.p. ha ampliato i casi di rimessione, oggi individuati in gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, collegate da un nesso causale con:

-il pregiudizio per la libera determinazione delle persone che partecipano al processo;

-il pregiudizio per la sicurezza o l’incolumità pubblica.

-motivi di legittimo sospetto.

Il riferimento alle “situazioni locali” indica, da un lato, che il turbamento deve essere esterno ai soggetti del processo e tale da porre in concreto pericolo la libertà di giudizio; dall’altro, che non deve essere riferito a comportamenti o provvedimenti del giudice nel processo; infine, che non deve essere così generale da rendere inefficace lo spostamento di sede.

Nelle pronunce della giurisprudenza trovano puntuale riscontro le affermazioni contenute nel testo in ordine al carattere ed ai presupposti per l’operatività dell’istituto.

Come affermano, infatti i giudici della Cassazione, l’istituto della rimessione ha carattere eccezionale, implicando una deroga al principio costituzionale del giudice naturale precostituito per legge e, come tale, comporta la necessità di un’interpretazione restrittiva delle disposizioni che lo regolano, in esse comprese quelle che stabiliscono i presupposti per la “translatio iudicii”.

Ne consegue che, da un lato, per” grave situazione locale” deve intendersi un fenomeno esterno alla dialettica processuale ,riguardante l’ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per la non imparzialità del giudice (inteso come l’ufficio giudiziario della sede in cui si svolge il processo di merito) o di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo e, dall’altro , che i motivi di legittimo sospetto possono configurarsi solo in presenza di questa grave situazione locale e come conseguenza di essa (Cass., sez. un. Sent. 13687/2003).

Peraltro,le gravi situazioni locali paventate e addotte a sostegno della richiesta di rimessione devono emergere in modo certo dagli atti del processo e non costituire solo la proiezione de generiche preoccupazioni e timori senza la sicura esistenza di fatti reali e collegati a situazioni locali, idonei per la loro gravità a turbare il sereno svolgimento del processo e a compromettere in tal modo la corretta amministrazione della giustizia. (Cass. Sez. II,sent. 15662/2009).

La citata L.248/2002 ha previsto i motivi di legittimo sospetto, quali conseguenza delle gravi situazioni locali, in aggiunta alle ulteriori ipotesi, già contemplate, legittimanti lo spostamento del processo presso altro ufficio giudiziario.

Sui motivi di legittimo sospetto è stato autorevolmente precisato in giurisprudenza che essi si concretano nel ragionevole dubbio che la gravità della situazione locale sia tale da portare il giudice a non essere comunque imparziale o sereno in sede di giudizio.

Perché ricorrano gli estremi di “legittimo sospetto” nei confronti del giudice naturale  non è tuttavia sufficiente la sensazione soggettiva dell’imputato, occorrendo piuttosto che si versi in una grave ed oggettiva situazione locale, idonea a giustificare la rappresentazione di un concreto pericolo di non parzialità del giudice.

L Corte costituzionale ha giudicato manifestamente infondata, in relazione all’art. 25, co.1, Cost., la questione di legittimità costituzionale del novellato art.45 c.p.p., in quanto la rilevanza di quest’ultimo ai fini della traslatio iudicii è subordinata alla sua derivazione, come effetto, da gravi situazioni locali idonee a pregiudicare oggettivamente e concretamente l’imparzialità del giudice, circostanza, quest’ultima, che esclude la possibilità di uno spostamento della competenza per territorio affidato alla mera discrezionalità della Corte di Cassazione.

 

Federica Locatelli