Premessa: ataviche pregiudiziali.


Nell’odierna temperie culturale è sempre più usuale l’unione omosessuale, che il divenire sociale ha consacrato in abituale convivenza.

Da un’indagine realizzata dall’ Istituto “Cattaneo”,dai sociologi Marzio Barbagli e Asher Colombo (2003), che evidenzia come la convivenza tra partners dello stesso sesso sia più sentita che tra gli eterosessuali.

La diffusione del fenomeno ha dato origine a dibattiti vivaci circa l’opportunità di annettere tutela giuridica alle relazioni di convivenza instaurate tra persone dello stesso sesso che sempre più sovente rivendicano l’accesso agli istituti del diritto di famiglia.

L’iter argomentativo sotteso alla risoluzione si articola in un duplice ordine argomentativo;

In primis: occorre meditare sul fatto che tra omosessuali può configurarsi una comunione di vita fondata sull’esistenza di un legame affettivo, e di assistenza e solidarietà simile a quello tra eterosessuali.

In secundis: consiste nel dato inconfutabile che la mancanza di tutela di una sifatta situazione si traduce in una illegittima discriminazione basata sulle tendenze di natura sessuale, oggi vietata dall’art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

In Italia sono state avanzate moltissime proposte di legge a rivendicazione di un riconoscimento anche sul piano legale, ma l’atteggiamento pregiudiziale di chiusura nato sin dai primi periodi storici occidentali, è dovuto anche al fatto che la famiglia si caratterizza come societas naturalis, basata sulla complementarietà dei sessi e sul cardine della procreazione come principio “genetico” della società.

Significativo in tal senso è il dato che l’istituzione della famiglia deve la propria universalità,storica e geografica,alla sua capacità di adattarsi,attraverso diverse modulazioni, alle congiunture storico-culturali in cui si radica.

La necessità che i coniugi siano di sesso diverso è testimoniata:

 

–        Artt. 20 e 30 Carta Costituzionale:

 

Per la nostra Costituzione la famiglia è fondamentalmente caratterizzata dalla capacità ad aprirsi alla prospettiva dei figli e, sotto altro aspetto, dalla potenziale presenza dei figli al suo interzo. In questo senso è da escludere che le unioni unisessuali possano trovare, nel contesto costituzionale, una qualche rilevanza propriamente “familiare”, o che possano de iure condendo acquisire una tutela analoga a quella prevista per la famiglia legittima, o a quella che si va prospettando per la famiglia di fatto”.


–        Art. 4 della legge 14 aprile 1982, n.164 (Norme in materia di rettificazione e di attribuzione di sesso):

 

La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso (…) provoca lo scioglimento del matrimonio”.


–        Filone maggioritario dottrinale:

“In questa temperie culturale l’odierna impossibilità ddella coppia omosessuale di contrarre un vero e proprio matrimonio non potrebbe essere riguardata come una forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali,ma troverebbe,piuttosto, la sua giustificazione in un’insanabile inconciliabilità con la tradizionale configurazione dell’istituto matrimoniale”.


Una simile ricostruzione sembra ossequiosa del principio di eguaglianza,che riceve un presidio costituzionale nell’art.3 della Costituzione. Numerose le pronunce chi pro chi contro riguardo ad una effettiva o meno legislazione in tale materia.

Merita qui infine la pronuncia della Suprema Corte (sezione civile) del 17 marzo 2009, n.6441.

La vicenda sottoposta alla cognizione dei giudici riguardava il caso di un cittadino neozelandese ,il quale aveva ottenuto il visto d’ingresso ed il permesso di soggiorno nel territorio dello Stato per motivi di studio per la durata di un anno. Il predetto soggetto,facendo valere il riconoscimento,da parte delle competenti autorità neozelandesi, della qualità di “partner de facto” del cittadino italiano suo compagno, aveva richiesto la conversione del titolo di soggiorno in “permesso per motivi familiari” ai sensi del D.Lgs. n.286 del 1998, art.30,comma  1 , in relazione alla L. n.218 del 1995, artt. 24 e 65.

In sostanza questi richiedeva che in Italia gli fosse riconosciuta quell’ ”unione di fatto” valida per autorità neozelandesi.

L’istanza era stata dichiarata irricevibile dal Questore; provvedimento,questo, che il Tribunale di Firenze aveva ritenuto illegittimo. La Corte d’Appello di Firenze stabilì che le unioni di fatto tra omosessuali sarebbe inapplicabile in quanto contrasto con l’ordine pubblico.

 

Come conclusione si evince un concetto finale:

 

un eterosessuale coniugato acquista più di un ruolo:diviene destinatario di un dovere,nell’ordine dell’esistenza e delle generazioni. La vita sociale e il suo apparato  giuridico esige un fondamento  ultimo. Se non esiste altra legge  oltre la legge civile,dobbiamo ammettere allora che qualsiasi valore,perfino quelli per i quali gli uomini hanno lottato e considerato  passi avanti cruciali nella lunga marcia verso la libertà, possono essere cancellati da una semplice maggioranza di voti. Quelli che criticano la legge naturale non debbono chiudere gli occhi di fronte a questa possibilità, e quando promuovono leggi- in contrasto con il bene comune nelle sue esigenze fondamentali- debbono tener conto di tutte le conseguenze delle proprie azioni perché possono sospingere la società verso una direzione pericolosa.

Nessuna norma positiva è eterna, insuscettibile di revisione, purchè non sfugga all’intento ordinatore del diritto naturale.  

 

Federica Locatelli