I matrimoni misti assumono sempre maggior rilievo nalla società multiculturale. In Italia, nel 2011, a fronte di 204.830 matrimoni tra cittadini italiani, ci sono 26.617 nozze con almeno uno sposo straniero (dati ISTAT).  Assumono anche la rilevanza matrimoni misti tra cattolici e ortodossi come conseguenza del aumento dei flussi migratori provenienti dai paesi orientali.

 

Due soggetti battezzati, di cui uno appartenente alla Chiesa cattolica e l’altra a Chiesa ortodossa, nel momento in cui decidono di sposarsi, si trovano presumibilmente davanti a molteplioci interrogativi.

 

Il primo di questi è se è possibile celebrare tale matrimonio possibile secondo il rito religioso. La risposta è si. Infatti, la Chiesa cattolica riconosce i matrimoni misti. Nel can. 1124 c.j.c. il matrimonio misto è “il matrimonio fra due persone battezzate, delle quali una sia batezzata nella Chiesa cattolica o in essa accolta dopo il battesimo e non separata dalla medesima con atto formale, l’altra invece sia iscritta a una Chiesa o comunità ecclesiale non in piena comunione con la Chiesa cattolica”.

Lo stesso può essere altresì affermato anche secondo le leggi della Chiesa Ortodossa. Anche essa, infatti, permette oggi la celebrazione del matrimonio misto di una parte appartenente alla Chiesa Ortodossa e altra parte appartenente alle Chiese cristiane non ortodosse.

In questi casi si tratta di matrimonio tra battezzati che riveste pieno carattere sacramentale per la comprensione cattolica e ortodossa. Tuttavia, secondo il Codice del Diritto Canonico,  per la celebrazione di questo matrimonio è necessaria espressa licenza della competente autorità. Tale licenza può essere concessa dal  Ordinario del luogo in presenza di una causa giusta e ragionevole e solo dopo il compimento delle seguenti condizioni indicate in canone 1125 c.j.c.:

 

“1. la parte cattolica si dichiari pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e prometta sinceramente di fare quanto è in suo potere perchè tutti i figli siano battezzati ed educati nella Chiesa cattolica;

2. di queste promesse chie deve fare la parte cattolica, sia tempestivamente informata l’altra parte, così che consti che questa è realmente consapevole della promessa e dell’obbligo della parte cattolica;

3. entrambe le parti siano istruite sui fini e le proprietà essenziali del matrimonio, che non devono essere escluse da nessune dei due contraenti.”

 

Un altro interrogativo davanti ai soggetti propensi al matrimonio è relativo quello relativo agli adempimenti e documenti per celebrazione del matrimonio misto.

Ovviamente sono necessari alcuni adempimenti  prodromici ed altri successivi alla celebrazione del matrimonio misto, che sono gli stessi indicati per i matrimoni religiosi canonici dall’art. 8 Legge 25 marzo 1985 n. 121 di ratifica ed esecuzione dell’Accordo di revisione concordataria 18 febbraio 1984. Essi sono: pubblicazioni con indicazione della generalità degli sposi sulla porta di casa comunale (in quanto disposto dall’art. 32 della L 69/2009, dal 1 gennaio 2011 le pubblicazioni di matrimonio devono comparire esclusivamente sul Internet, sul sito web della Pubblica Amministrazione, c.d. albo pretorio on line) oltre alle pubblicazioni sulle porte delle Parrocchie; eventuali opposizioni che vengono regolati dal D. P. R. 396/2000; celebrazione del matrimonio e adempimenti successivi (compilazione dell’atto di matrimonio in doppio originale e la trasmissione di una copia all’ufficiale dello stato civile del Comune in cui il matrimonio è stato celebrato);  trascrizione.

I documenti che vengono richiesti da presentare al ministro di culto sono:

  • Certificato di Battesimo e di Cresima. Per ortodossi basterebbe solo Certificato di Battesimo, perche gli ortodossi ricevono questi Sacramenti congiuntamente.;
  • Attestato di frequenza del corso prematrimoniale per entrambi. I fidanzati possono scegliere di frequentare il corso in una delle Parrocchie di residenza, ma in caso di lontananza e particolari impedimenti possono frequentare anche  in sede separate.;
  • Certificato di Stato Libero Ecclesiastico.

 

Se uno dei futuri coniugi è di nazionalità straniera, è necessario presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’Autorità competente del proprio Paese di origine da cui risulti il nulla osta al matrimonio in base alle leggi cui è sottoposto. Ricordiamo che dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 245 25/07/2011 non è più richiesto il documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano.

 

 

Tanti interrogativi si pongono altresì sulla forma del rito di celebrazione.

In realtà, forma di celebrazione di solito è quella canonica, anche se possibile richiedere la dispensa dal rito cattolico per celebrare il rito orientale. Ma tale dispensa è alquanto rara, concessa in singoli casi dal Vescovo diocesano e solo “qualora gravi difficoltà si oppongano alla osservanza della forma canonica” (can. 1127 c.j.c.).

 

 

 

 

 

Relativamente alla trascrizione, emerge un altro problema, che si pone comunque anche per tutti i matrimoni religiosi celebrati in Italia ovvero se tale matrimonio acquisterà pieni effetti civili nell’ ordinamento italiano. Diciamo, che ai requisiti necessari per la celebrazione del matrimonio religioso si aggiungono i riquisiti per il matrimonio civile. Essi sono indispensabili per rendere trascrivibile il matrimonio religioso nei registri dello stato civile.

Infatti, secondo  l’art. 8 Legge 25 marzo 1985 n. 121 di ratifica ed esecuzione dell’Accordo di revisione concordataria 18 febbraio 1984, il matrimonio non sarà trascrivibile e non sarà valido per l’ordinamento italiano: “a) quando gli sposi non rispondono ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la celebrazione; b) quando sussiste tra gli sposi un impedimento che la legge civile considera inderogabile” 

Quanto al punto a) l’età richiesta è 18 anni, ma in presenza dell’autorizzazione del Tribunale per i minorenni, l’età minima richiesta può 16 anni. (art. 84 c.c.)

Quanto al punto b) sono considerati impedimenti inderogabili (punto 4 del Protocollo addizionale del Accordo di revisione del Concordato):

  • interdizione per infermita di mente (art. 85 c.c.);
  • precedente legame valido agli effetti civili (art. 86 c.c.);
  • impedimentum criminis (art. 87 c.c.)
  • affinità in linea retta (art. 88 c.c.)

Lo stesso art. 8 ammette la trascrizione “quando, secondo la legge civile, l’azione di nullità o di annullamento non potrebbe essere più proposta”.

 

Così, i matrimoni tra parte cattolica e parte ortodossa sono validi, ancorché non esista alcun impedimento inderogabile e quando vengano eseguiti tutti adempimenti necessari, sia per l’ordinamento canonico, sia per l’ordinamento civile italiano, ed altreì per gli ordinamenti di altri paesi, dove magari, i matrimoni religiosi sono irrilevanti agli effetti civili.

La Chiesa tuttavia, sconsiglia di contrarre matrimoni misti, essendo uno dei suoi obiettivi che i cattolici nella loro vita coniugale possano raggiungere “una perfetta coesione spirituale e una piena comunione di vita” (CEI, 21-23 febbraio 2013), anche se, dall’altra parte, riconosce comunque il diritto naturale dell’uomo contrarre matrimonio e generare la prole.

 

Elizaveta Frolova