L’argomento della filiazione e senz’altro uno dei più importanti di tutto il genere umano in quanto rappresenta un’infinità di aspetti, tra cui la continuazione della specie che,in un certo qual modo, dà ai genitori la sensazione della loro immortalità biologica e spitiruale.

La disquisizione tra figli legittimi e figli naturali è puramente giuridica. Ecco alcuni cenni normativi per meglio comprendere le dinamiche della materia:

a)FIGLI LEGITTIMI:

Sono figli legittimi, salvo disconoscimento, quelli concepiti durante il matrimonio e,quindi, non hanno bisogno di essere riconosciuti,ma basta la dichiarazione di nascita fatta anche da uno solo dei genitori. Infatti l’art. 236 c.c. dispone che la filiazione legittima si prova con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile;

b) FIGLI NATURALI:

Sono figli naturali i figli concepiti da genitori non uniti tra loro dal vincolo del matrimonio. Quindi, come vedremo in seguito, questi figli hanno bisogno del riconoscimento da parte dei genitori. Una volta riconosciuti sono equiparati, a tutti gli effetti, ai figli legittimi.

L’art 231 c.c.,  relativamente della paternità del marito, dispone che “il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio”.

Il successivo art. 232 c.c. afferma che si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato:

-quando sono trascorsi 180 giorni dalla celebrazione del matrimonio;

-e non sono ancora trascorsi 300 giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

I successivi artt. 233 a 249 c.c. regolano la filiazione legittima che,trattandosi di figli di genitori uniti dal vincolo matrimoniale,non riguardano l’approfondimento che ora stiamo intraprendendo. Tuttavia si ritiene sempre molto utile,riportare,per chi non fosse un esperto e “rinfrescare” a chi invece già a conoscenza, il numero degli articoli del Codice Civile, con a fianco i relativi titoli dell’argomento trattato, proprio per permettere a qualsiasi tipologia di lettore interessato, di individuare mediante qualunque testo di codice civile di poter approfondire l’argomento e il caso che eventualmente lo riguarda:

–     art. 233 c.c. : Nascita del figlio prima dei 180 giorni dalla celebrazione del matrimonio;

–     art. 234 c.c. : Nascita del figlio dopo i 300 giorni dal matrimonio;

–     art. 235 c.c. : Disconoscimento di paternità

–     art. 236 c.c. : Atto di nascita e possesso di stato;

–      art. 237 c.c. : Fatti costitutivi del possesso di stato;

–     art. 238 c.c.: Atto di nascita conforme al possesso di stato;

–      art.239 c.c. : Supposizione di parto o sostituzione del neonato;

–     art. 240 c.c. : Mancanza dell’atto di matrimonio;

–     art. 241 c.c. : Prova con testimoni;

–     art. 242 c.c. : Principio di prova per iscritto;

–     art. 243 c.c. : Prova contraria;

–     art. 244 c.c. : Termini dell’azione di disconoscimento;

–     art. 245 c.c. : Sospensione del termine;

–     art. 246 c.c. :  Trasmissibilità dell’azione;

–     art. 247 c.c. : Legittimazione passiva;

–     art. 248 c.c. : Legittimazione all’azione di contestazione della legittimità. Imprescrittibilità.

–     art. 249 c.c. :Reclamo della legittimità.

 

Nel caso invece di filiazione naturale:

“I figli della coppia convivente, non unita in matrimonio, sono figli naturali, i quali, per essere assimilati ai figli legittimi, necessitano del riconoscimento.”

Dal punto di vista umanitario, sociale e morale, il riconoscimento dei figli naturali è una pratica importante e quasi sempre doverosa.

Ai sensi dell’art. 254 c.c., il riconoscimento dei figli naturali può essere fatto in quattro modi:

1) Nell’atto di nascita;

2) Con un’apposita dichiarazione posteriore alla nascita o al concepimento, rilasciata davanti ad un ufficiale dello stato civile;

3) Con un atto pubblico;

4) In un testamento, qualunque sia la forma di questo.

La presentazione della domanda di legittimazione di un figlio naturale importa il suo riconoscimento, anche se la legittimazione non abbia luogo.

Ai sensi dell’art. 250 c.c., il figlio naturale può essere riconosciuto dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento. Detto riconoscimento può avvenire sia congiuntamente che separatamente.

Se il figlio ha compiuto i sedici anni di età, è necessario il suo consenso al riconoscimento.

Se il figlio non ha compiuto i sedici anni, il suo riconoscimento non può avvenire senza il consenso dell’altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.

In caso di contestazione sul riconoscimento decide il tribunale con sentenza e con l’intervento di un pubblico ministero.

Per quanto riguarda il cognome del figlio naturale, egli assume quello del genitore che per primo lo ha  riconosciuto. Se il riconoscimento del figlio è stato fatto contemporaneamente da entrambi i genitori, il figlio naturale assume il cognome del padre.

Una particolare limitazione al riconoscimento, riguarda i figli incestuosi. Infatti l’art. 251 c.c. dispone che:

I figli nati da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela anche soltanto naturale, in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, non possono essere riconosciuti dai loro genitori, salvo che questi al  tempo del concepimento ignorassero il vincolo esistente tra di loro o che sia stato dichiarato nulla il matrimonio da cui deriva l’affinità..

Quando uno solo dei genitori è stato in buona fede, il riconoscimento del figlio può essere fatto solo da lui.

Il riconoscimento è autorizzato dal  giudice, avuuto riguardo all’interesse dell figlio ed alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio.”

Se il figlio incestuoso è minorenne,l’autorizzazione al riconoscimento deve essere data dal Tribunale dei Minori (art. 35 delle disposizioni di attuazione c.c.)

Idoneo è puntualizzare il discorso dei parenti e affini che generano figli incestuosi. Il codice civile indica il grado di parentela e di affinità che legano le persone i cui figli sono considerati incestuosi, ma forse la suddetta indicazione non è di scontata comprensione da tutti i lettori. Pertanto, al fine di agevolare l’individuazione immediata dei soggetti interessati si ritiene utile riportare le seguenti specificazioni:

a) Esiste vincolo di parentela in linea retta all’infinito, tra genitori e figli, figli dei figli, e così via, nonché tra figli e genitori, genitori dei genitori e così via (art. 75 c.c.);

b) Esiste vincolo di parentela collaterale di secondo grado, tra fratelli e sorelle (art. 75 c.c.)

c) Esiste vincolo di affinità in linea retta, tra un coniuge e i parenti di primo grado dell’altro coniuge, art. 78 c.c., (suoceri e generi, suoceri e nuore).

In relazione invece alla dichiarazione giudiziale di paternità e maternità, come già accennato poc’anzi nei suddetti paragrafi, l’art. 30 Cost. afferma che è dovere e diritto dei genitori mantenere,istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Ed aggiunge inoltre che, la legge assicura ai figli naturali ogni tutela giuridica e sociale, compatibilmente con i diritti dei membri della famiglia legittima. A sua volta l’art. 269 c.c., dispone che:

“La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. La maternità è dimostrata provando l’identità di colui che si pretende essere il figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre. La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre ed il preteso padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale”

Per tutelare l’interesse  del minore o dell’interdetto, l’azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale, può essere promossa, nell’interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà o dal tutore.

Il tutore, però, deve chiedere l’autorizzazione al giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. Per promuovere o proseguire l’azione di riconoscimento, occorre il consenso del figlio se egli ha compiuto l’età di sedici anni.

In conclusione, dando una spiegazione assolutamente oggettiva e didattica al nostro tema principale, rischiariamo indipercui la

LEGITTIMAZIONE DEI FIGLI NATURALI:

La legittimazione dei figli naturali è un istituto che consente di attribuire a colui che è nato fuori dal matrimonio la qualità di figlio legittimo.

L suddetta legittimazione può avvenire:

a)per susseguente matrimonio dei genitori del figlio naturale;

b)per provvedimento del giudice.

I figli legittimi per susseguente matrimonio acquistano i diritti dei figli legittimi dal giorno del matrimonio, se sono stati riconosciuti da entrambi i genitori nell’atto di matrimonio o anteriormente, oppure dal giorno del riconoscimento se questo è avvenuto dopo il matrimonio.

La legittimazione per provvedimento del giudice può essere concessa soltanto se corrispondente agli interessi del figlio e se concorrono le seguenti condizioni:

a)    Che sia domandata dai genitore stessi o da uno di essi e che il genitore abbia compiuto il sedicesimo anno di età;

b)    Che per il genitore vi sia l’impossibilità o un gravissimo ostacolo a legittimare il figlio per susseguente matrimonio;

c)    Che vi sia l’assenso dell’altro coniuge se il richiedente è unito in matrimonio e non è legalmente separato;

d)    Che vi sia il consenso del figlio legittimando se ha compiuto gli anni sedici, o dell’altro genitore o del curatore speciale, se il figlio è minore degli anni sedici, salvo che il figlio sia già riconosciuto.

La domanda di legittimazione, unitamente ai documenti prescritti, deve essere presentata al presidente del tribunale nella cui circoscrizione risiede il richiedente.

 

Federica Locatelli