Quando tra conviventi vi è pieno accordo e massima fiducia, potrebbe sembrar quasi ovvio avere un conto corrente bancario cointestato permettendo ad entrambi di poter fare versamenti e soprattutto,prelevamenti con la massima libertà, attingendo all’intero deposito congiunto.

Però bisogna essere ben coscienti dei rischi che si possono correre gestendo un conto conto corrente bancario cointestato, specialmente se le somme depositate sono d’ingente entità.

 

ESEMPIO PRATICO:

 

E’ stato affermato che, quando il marito (o la moglie) si allontana,magari successivamente allo sperpero del denaro del conto corrente, la banca si rivolge ad entrambi i contestatari del suddetto conto per farsi saldare il debito gravante e gli interessi.

Ma se uno dei due intestatari risulta assente e risulta introvabile,toccherà al cointestatario rimasto a saldare l’intero debito nei confronti dell’istituto bancario.

Naturalmente, chi paga ha il diritto di rivalsa nei confronti dell’altro cointestatario per la sua quota di debito, cosa molto improbabile da ottenere perchè, quest’ ultimo,avrà preso le sue precauzioni, ammesso che si riesca a ritrovarlo.

 

IN ITALIA:

 

Presso il nostro paese,le regole esistenti non si differenziano di molto, né si può escludere che,prima o poi,uno dei conviventi, a torto o a ragione, possa decidere di ritornare libero da ogni impegno di convivenza, ma non senza compensi economici più o meno meritati.

 

COSA DICE LA LEGGE:

Il secondo comma dell’art. 1298 c.c., trattando dei rapporti interni tra debitori o creditori solidali, stabilisce che “Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente”.

Quindi,in linea di massima, quando esiste un conto corrente cointestato a due persone, senza indicazioni delle quote spettanti a ciascun cointestatario, vi è la presunzione legale che il deposito appartenga in misura  del 50% ciascuno.

 

Per quanto riguarda l’obbligazione in solido dei due cointestati nei confronti nei confronti della banca, l’art 1929 dispone:

“l’obbligazione è in solido quando più debitori sono obbligati tutti per la medesima prestazione, in modo che ciascuno può essere costretto all’adempimento per la totalità e l ‘adempimento per la totalità e l’adempimento da parte di uno libera gli altri; oppure quando tra più creditori ciascuno ha diritto di chiedere l’adempimento dell’intera obbligazione e l’adempimento conseguito da uno di essi libera il debitore verso tutti i creditori”.

Inoltre, l’art. 1854 c.c., che ha per titolo “Conto corrente intestato a più persone”, dispone che:

 

“Nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere operazioni anche se separatamente,gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto”.

OPINIONE DELLA CASSAZIONE:

La Cassazione si è più volta espressa in merito ai rapporti tra debitori o creditori solidali, e in particolare per quanto riguarda i conti correnti bancari cointestati.

Con sentenza n. 8758 del 18 agosto 1993, la Cassazione civile, sez. I, ha disposto che:

 

“Nel conto corrente bancario cointestato a più persone, i rapporti interni tra i correntisti sono regolati non dall’art.1854 c.c., che riguarda i rapporti tra i medesimi e la banca, ma dall’art. 1298 c.c., 2°comma, in base al quale le parti di ciascuno dei debitori e creditori solidali si presumono uguali se non risulta diversamente, con la conseguenza che nel giudizio instaurato nei confronti di uno soltanto dei contitolari del conto, da parte di chi vanti una pretesa sulle somme depositate, non è necessaria la integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri, poiché la sentenza resa in detto giudizio non è opponibile a questi ultimi”.

Il predetto concetto è stato successivamente confermato dalla stessa Cassazione,con riguardo a titoli in deposito cointestati a coniugi in regime di separazione di beni, con sentenza n. 4327 del 29 aprile 1999.

CONTI CORRENTI SEPARATI?

Dal punto di vista giuridico e pratico,avere conti correnti separati sempre essere la miglior soluzione.

In questo modo ognuno dei conviventi sarà libero di versare e prelevare a suo piacimento e gestire i propri risparmi senza interferenza con i risparmi dell’altro convivente.

Inoltre,in caso di cessazione della convivenza o,comunque, di disaccordi tra i due partner, ognuno potrà disporre del suo residuo capitale, e comunque non sarà responsabile di eventuali debiti contratti dall’altro convivente.

Tenere distinti i rapporti economici più importanti dai rapporti affettivi e sentimentali,non deve essere considerato un segno di sfiducia.

Anzi,può rappresentare un modo per avere chiarezza ed evitare eventuali,ma possibili,inconvenienti.

 

Federica Locatelli